EDISICILIA

"Intrecci d'Amore: Il Fidanzamento nella Tradizione Contadina Siciliana"

"Rituali Antichi e Simboli d'Unione nel Cuore della Sicilia Rurale"

matrimonio 800 - 900

Tra le mura di umili abitazioni, avvolte dal profumo della terra lavorata e dalle tradizioni che hanno modellato generazioni, si svolge un rito antico che celebra l’unione e l’amore: il fidanzamento nella cultura contadina siciliana. In un’epoca che si estende tra l’800 e il ‘900, l’atto del fidanzamento è un mosaico di gesti simbolici, un linguaggio senza parole che tessono la promessa di una vita insieme.

Il rituale inizia in una domenica pomeriggio, un momento sospeso tra la sacralità del giorno del Signore e l’inizio di una nuova settimana di lavoro. La scena è un quadro vivente: il fidanzato, accompagnato dalla solidità familiare dei genitori e parenti, varca la soglia della casa della futura sposa. Lì, ad attenderlo, la giovane e la sua famiglia, pilastri di una nuova alleanza che sta per essere siglata.

Il primo gesto, carico di significato, vede la futura suocera avvicinarsi alla promessa sposa. Il bacio, seguito dallo sciogliere dei capelli della ragazza, non è solo un saluto, ma un passaggio di testimone, un riconoscimento di un nuovo ruolo che la giovane sta per assumere. Il nastro rosso, il “ntrizzaturi”, è il filo con cui il fidanzato e la fidanzata sono ora legati, un segno visibile e tangibile di un impegno che durerà per sempre.

Non meno simbolico è il passaggio della “spatuzza” o “pittinissa”, che decora la treccia della ragazza, abbellendola con l’eleganza semplice ma onorevole che il contesto richiede. Infine, il “siiddu”, il piccolo anello d’oro, suggella la promessa con un metallo prezioso, ma la cui vera ricchezza risiede nel significato che porta.

Ma il fidanzamento non è solo un affare di due cuori. È un evento comunitario, celebrato con il “trattamentu”, un momento di condivisione che vede la “zzita”, la futura sposa, al centro dell’attenzione comunitaria. Il canestro di doni è un tesoro di semplicità, dove ogni oggetto è un segno di benevolenza e di augurio per la nuova vita che sta per iniziare.

La serata si conclude con il “fistinu”, un festeggiamento che si estende fino a notte fonda, dove la musica e i balli celebrano la gioia e l’unità. La càlia, la frutta secca, le frittelle, il vino e il rosolio sono non solo cibo e bevanda, ma linfa vitale di una comunità che celebra insieme.

Questi riti, meticolosamente descritti da Maria Cristina Torrisi in “Il Matrimonio nella Cultura Contadina Siciliana tra ‘800 e ‘900”, sono la memoria viva di una Sicilia autentica e profonda, dove ogni gesto e ogni parola sono carichi di una storia che continua a pulsare nel cuore di chi non dimentica.

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