EDISICILIA

"Da Sposi a Casa: Tradizioni Nuziali Siciliane del Dopoguerra"

"La 'Nisciuta di l'Ottu Jorna': Rituali di Unione e Comunità nella Sicilia del Novecento"

Quando la Sicilia danzava al ritmo lento del passare dei giorni, e la vita si dipanava seguendo il filo delle tradizioni, il matrimonio non era solo un giorno di celebrazione, ma l’inizio di un viaggio condiviso che prendeva il via, sorprendentemente, in casa.

Nando Cimino, con i suoi racconti, ci apre una finestra su un’epoca in cui l’usanza voleva che gli sposi novelli trascorressero i primi otto giorni di matrimonio all’interno delle proprie mura domestiche, in una sorta di reclusione dolce e piena di attese.

Il rito della “bonlivata”, la colazione portata dalle suocere il mattino seguente le nozze, era il primo segnale di una settimana che sarebbe trascorsa sotto il segno dell’intimità e della cura reciproca, con gli occhi benevoli delle matriarche a vigilare che tutto procedesse “per il verso giusto”.

Questi giorni non erano di isolamento, ma piuttosto di condivisione e di costruzione del nuovo nucleo familiare, un tempo dove si consolidava la vita di coppia.

Le visite di vicini e parenti, mai a mani vuote, ma sempre con doni semplici e sinceri come uova, zucchero e frutta, erano manifestazioni di un senso di comunità che oggi sembra sfuggire alle nostre mani come granelli di sabbia.

In quelle offerte c’era il simbolo di un augurio, di un benvenuto nella vita coniugale, che si estendeva ben oltre il materiale.

Con la “nisciuta di l’ottu jorna”, l’ottavo giorno, la coppia emergeva, quasi rinata, nella luce della comunità. Era un ritorno alla vita pubblica, ma anche un momento di riconoscimento e di festa.

La messa domenicale e il pranzo con i genitori erano tappe di un rito che si compiva, segnando il passaggio da sposi a marito e moglie all’interno della società.

L’abito nuziale del marito, rivisitato con una cravatta diversa, e il “vistitu di l’ottu jorna” della moglie, erano esternazioni di un cambiamento interiore, segnali visibili di un nuovo inizio.

E mentre il pomeriggio si dipanava tra rinfreschi e visite, la festa si concludeva non con un addio, ma con un saluto a ciò che era stato e con un benvenuto a ciò che sarebbe venuto.

Queste tradizioni narrate da Nando Cimino non sono solo ricordi di un tempo che fu, ma testimonianze di un modo di vivere che vedeva nel matrimonio un tessuto connettivo di una comunità, di una cultura che sapeva trovare il giusto equilibrio tra il privato e il collettivo.

E mentre la Sicilia continuava a girare, lenti ma inesorabili, i giorni dell’ottu jorna si trasformavano in una vita condivisa, nella quale ogni momento era un mattone posto sulle fondamenta di una famiglia che si stava costruendo.

error: CONTENUTO PROTETTO !!! Non sei autorizzato a COPIARE il contenuto di questa pagina